L' iniziativa del premier e' senza alcun dubbio da intendersi positivamente per quanto riguarda l'impatto e lo stimolo economico che ne deriverebbe per il settore dell'edilizia che funge da traino per una larga fetta del tessuto produttivo nazionale.
Si tratta in buona sostanza di fornire un aiuto di circa 50-60 miliardi di euro ad un comparto produttivo, senza incidere sulle risorse dirette dello stato che, altresi', se ne gioverebbe anche per l'iva incassata sui lavori eseguiti, per i contributi versati e per l'aspetto occupazionale che ne deriverebbe.
Fin qui tutto lineare, lecito e di assoluto buon senso.
E' chiaro che il timore ( a volte fondato ma altre volte puramente pretestuoso ) di alcune frange politiche, circa una cementificazione dell'Italia, la distruzione del nostro patrimonio paesaggistico e ambientale e' una cosa da ponderare con serieta' e coscienza.
L' ampliamento delle cubature nella misura del 20% , il rifacimento di palazzi vecchi con nuove costruzioni, il recupero del patrimonio edilizio gia' esistente sono misure che non meritano una bocciatura ideologica ma che abbisognano di regole semplici, chiare e non eludibili per produrre cio' che c'e' di buono nell'iniziativa del governo senza deturpare il territorio.
Quindi ben venga questo piano casa , questa deregulation in un settore che ha delle normative che rasentano l'assurdo e che pongono nelle mani di pochi funzionari comunali e delle loro
" libere " interpretazioni , la possibilita' per un pover'uomo di piantare un chiodo o di mettere due mattoni in fila.
Il discorso sui "palazzinari" credo sia alquanto superfluo e strumentale ( nonche' largamente irrealistico) in quanto i poteri forti dell'edilizia sono in grado, ora come ieri ,manipolando ed influenzando le decisioni della politica locale, di ottenere cio' che vogliono e farsi approvare qualunque corbelleria a fini speculativi.
L'approvazione in una sola notte, del piano regolatore di Roma, alla vigilia delle dimissioni del sindaco Veltroni ( approvazione bipartizan ), credo sia testimonianza sufficiente ad avvalorare quanto prima evidenziato.
Il MDAP pero', vuole proporre all'attenzione pubblica le sue proposte che, ci auguriamo, possano andare ad integrare il piano casa in discussione sui tavoli governativi.
In estrema sintesi all'idea berlusconiana del "farsi una camera e un bagno" deve essere affiancata una risposta sociale immediata per tutti coloro che una casa non la possiedono e non riescono a possederla.
Ecco quindi che il ripristino dell' "equo canone", cioe' la fissazione per metro quadro di un prezzo per la determinazione del canone di affitto, deve essere una PRIORITA'.
Va stimolato il mercato degli affitti attraverso alcuni precisi imput : "calmieramento" dei canoni di affitto, tassazione fissa del 20% sul reddito da locazione che non si cumula con gli altri redditi, multe salatissime ( fino alla confisca) per chi affitta in nero, detrazioni fiscali per i conduttori degli immobili e una supertassa per gli immobili che vengono tenuti sfitti e fuori dal mercato.
Crediamo inoltre, che debbano essere incluse in questo pacchetto anche le locazioni di immobili commerciali, le sedi di piccole imprese e laboratori artigiani, i negozi a conduzione familiare, tutte quelle piccole e piccolissime realta' che oggi vengono strangolate dalla richiesta di canoni di locazione talmente esosi da rendere impossibile la sopravvivenza della stessa impresa.
Il blocco degli sfratti per case e locali commerciali e' altresi' una necessita' impellente per moltissime famiglie e imprese, almeno sino a quando l' onda della crisi non sara' passata in via definitiva e non si saranno messi in moto quei meccanismi di tutela sociale che rendono CIVILE uno stato democratico.










